Elefanti e turisti, risultato letale

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Elefanti e turisti, risultato letale

In Zambia, nel parco nazionale di South Luangwa, il più importante del Paese, è avvenuta una nuova tragedia, che segue quella dell’orsa rumena che ha ucciso il motociclista italiano. Durante un walking safari, ovvero un safari fotografico svoltosi a piedi anziché in fuoristrada, sono state uccise due turiste. Una era Inglese, tale Eason Janet Taylor di 68 anni, l’altra, Alison Jean Taylor di 67, neozelandese. Come detto si stavano spostando a piedi quando una femmina di elefante, con un piccolo al seguito, le ha caricate mentre si stavano, parole della polizia, allontanando. Naturalmente il gruppo di turisti era, come prescrive la legge, accompagnato da due guide armate che sono intervenute sparando all’animale, ma a quanto sembra non sono riusciti a fermarlo. Le due donne sono morte sul colpo.

Ricordiamo che l’anno scorso altre due turiste americane erano state uccise, in safari diversi, sempre da elefanti. C’è un detto africano che dice “mai avvicinarsi disarmati agli elefanti”. Questo per dire che sono forse gli unici animali dai quali difficilmente ci si può sottrarre durante un attacco. I walking safari, ovvero safari fotografici a piedi, sono molto più emozionanti di quelle oscene carovane di pulmini che percorrono in velocità le savane dei parchi, facendo a gara a chi si accaparra il punto migliore per fare foto. Gli animali, tuttavia, identificano le persone sui veicoli come un qualcosa di diverso rispetto alle persone singole a piedi. Anche se in diversi casi spesso, gli elefanti hanno attaccato macchine, sollevandole o rivoltandole. Con i walking safari ci si spinge in aree meno frequentate, quindi verso animali meno abituati alla presenza umana ravvicinata. Diciamo che ci si trova come quando si va a caccia, ma in condizioni molto peggiori in quanto si è disarmati e completamente nelle mani delle guide che accompagna il gruppo. Spesso un approccio sbagliato, o poco professionale, può creare la tragedia. Chi ha cacciato elefanti, li ha seguiti, tracciati e avvicinati a distanze di pochi metri, sa quanto la situazione può cambiare in un attimo. Basta una piccola bava invisibile di vento e ci si trova addosso 6-7 tonnellate di animale. Riguardo al tentativo da parte delle guide di fermare la femmina con fucilate, se l’animale ha caricato improvvisamente, sempre chi conosce la caccia africana, sa che può essere abbattuto solo con un tiro in zona cerebrale. Cosa non facile in quanto l’animale potrebbe presentarsi con una postura non ottimale e oltretutto, è in movimento. Aggiungiamo anche che le guide sanno molto bene che se viene abbattuto per difesa un animale del parco, specialmente un elefante, vengono messi sotto inchiesta: si blocca la loro licenza, conseguita dopo anni di lavoro, studio ed esami. E spesso la si è persa per sempre. Quindi anche questo potrebbe aver giocato a sfavore del mancato abbattimento immediato dell’elefante. Ovvero qualche lieve indecisione potrebbe aver portato a intervenire troppo tardi.

La morale è sempre la stessa: gli animali selvatici non debbono instillare tenerezza, simpatia o affetto. Vanno sempre visti e inquadrati come potenziali pericoli. E ammirati anche per questa loro selvaticità. In certi frangenti basta un gesto sbagliato o fuori luogo dei turisti, magari sfuggito alle guide, e si può innescare una tragedia.

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Fonte: armietiro
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